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ReteDegliStudentiForli verremo ancora alle vostra porte e grideremo ancora più forte
Comunicato stampa - 17 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DEL DIRITTO ALLO STUDIO
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2010
Mercoledì 17 novembre, alle ore 8.30, dalla stazione di Forlì partirà un corteo che terminerà in piazza Saffi passando da piazzale della Vittoria, a cui parteciperanno l'Udu, la Rete degli studenti, il Comitato Autonomo studentesco di Forlì, il coordinamento precari FLC-CGIL, il comitato degli insegnanti di Forlì. Evidenziamo quindi una partecipazione assolutamente trasversale e allargata di studenti, docenti , liberi cittadini e genitori. Tale giornata assume un significato particolare in un momento storico in cui l'Italia preferisce tagliare i finanziamenti ad istruzione e ricerca, investendo invece nelle spese militari.

Tagli mascherati da riforme che stravolgono la qualità e la struttura stessa dell'istruzione, riforme inapplicabili perché “senza oneri aggiuntivi a carico dello stato”, riforme che non tengono conto delle necessità e delle idee delle parti sociali coinvolte.

Per quanto riguarda gli studenti medi, sottolineano quanto l'aumento del numero degli studenti minimo per ogni classe provochi una diminuzione della qualità della didattica oltreché della sicurezza. Gli effetti non si fermano qui: taglio delle ore di laboratorio, taglio per i servizi base (fotocopie). Paradossalmente, in parallelo rispetto a questi tagli, vengono dati dei finanziamenti vincolati a strutture e servizi non definibili come “necessari” (ad esempio il badge per ogni studente che ne verifica l'ingresso a scuola).


Per quanto riguarda gli universitari, questa non è che l'ennesima di una lunga serie di riforme che da vent'anni a questa parte precarizzano il sistema universitario. La riforma della Governance che toglie autonomia gestionale agli atenei, l'aumento del numero minimo di insegnanti per attivare i corsi di laurea, ma soprattutto il sottofinanziamento agli Atenei -anche quelli virtuosi- che pregiudica il funzionamento e l'attivazione di servizi fondamentali per il diritto allo studio (borse di studio, studentati, mense) e la sopravvivenza di poli decentrati , nonostante siano di eccellenza, come quello forlivese.

Per quanto riguarda i docenti, sottolineano quanto i tagli non siano un problema che interessa solo i precari, ma anche e soprattutto le istituzioni locali in quanto tale ridimensionamento provocherà la chiusura di molti istituti collocati in zone decentrate causando problemi ai genitori in primis che dovranno accompagnare i propri figli sempre più lontano, se non addirittura trasferirsi in città.

I precari, che sono quelli che con la cosiddetta “riforma” perdono tutto. Anni e anni di lavoro non riconosciuto, la dignità di lavoratori oltraggiata da dichiarazioni di esponenti del governo, che considerano i contratti a tempo determinato come una sorta di elemosina, di assistenzialismo. È importante fare delle proposte chiare, a partire da regole certe per il conferimento dei contratti.

la situazione dei docenti e del personale ATA, a causa della quale il ruolo di lavoratori della scuola viene vissuto come qualcosa di cui vergognarsi, con stipendi da fame e un contesto lavorativo che diventa sempre più pesante.


Tutto questo quando si pensa di restituire 245 milioni, dei tagli precedenti agli istituti privati.

Per questo scendiamo in piazza, per dire no a tagli indiscriminati al futuro di questo paese, futuro delle nuove generazioni e di quelle attuali che si stanno spendendo nel mondo dell'istruzione. Ci auguriamo la massima partecipazione da parte della cittadinanza tutta, perché proprio in quanto cittadini, siamo tutti coinvolti in un processo che ci allontana sempre di più dall'Europa in cui si investe nell'istruzione-motore principale della ricrescita economia e culturale- scivolando sempre più velocemente verso i livelli più bassi delle classifiche mondiali in quanto a cultura, democrazia e benessere economico.


"Un corteo di protesta, sì contro la "riforma" dei tagli Gelmini, targata "mani di forbice Tremonti", ma soprattutto contro il suo ben preciso fine politico di evidente volontà di azzerare le possibilità di una VERA FORMAZIONE CULTURALE che crei libero pensiero e critica, per sfornare, invece, individui passivi e ignoranti, disinformati e acritici: la solida base di un popolo sempre più facilmente assoggettabile e controllabile."

Comunichiamo qui inoltre le altre iniziative previste per la giornata:

Il comitato e la Rete organizzano un pranzo sociale per le 12 in piazza Saffi. A seguire lezioni autogestite in piazza dall'una in poi. Per quanto riguarda l'università sono stati organizzati dei workshop del sapere che si svolgeranno dalle 11 alle 17.30 in diverse facoltà sui seguenti argomenti: didattica, diritto allo studio, Insegnamento delle lingue, tirocini i cui contenuti verranno rielaborati nella “controriforma del sapere”.




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17 novembre: IL FUTURO E’ ADESSO, RICONQUISTIAMOLO!
post pubblicato in diario, il 14 novembre 2010
Siamo studenti e studentesse a cui è stato promesso un futuro inesistente.

Il sogno di un’intera generazione è stato demolito: nel nostro paese istruzione e formazione non garantiscono un futuro.

La crisi globale si espande, i paesi europei investono sull’unica possibilità di ripresa: l’istruzione, la formazione, la ricerca, i saperi.

L’Italia continua a perseverare un piano anticrisi miope, che non guarda a chi la crisi la paga ogni giorno, perdendo il lavoro, entrando in cassa integrazione, riducendosi a lavorare in un call center dopo avere studiato per anni, non potendosi permettere di pagare gli studi. La politica scellerata di questo governo fa della crisi un alibi. Alibi per portare avanti un sistema che proprio dalla crisi è stato dichiarato fallimentare, che continua a far crescere il baratro fra i pochi ricchi di questo mondo e i poveri, sempre di più e in condizioni sempre peggiori.


Mentre in Italia assistiamo inermi ad un presidente del consiglio omofobo, sessista, colluso con la mafia, pedofilo che ha oltrepassato i limiti dell’indecenza, accompagnato da un governo razzista, autoritarista e populista, i nostri coetanei europei hanno deciso di non pagare la crisi, di ribellarsi, di bloccare i propri paesi per gridare la loro rabbia. È successo in Grecia, sta succedendo in Francia.


I nostri coetanei francesi in queste settimane stanno bloccando la Francia per non permettere al governo di affrontare la crisi penalizzando i più deboli, dividendo il paese, innalzando l’età pensionabile.


In Italia gli studenti scendono in piazza perché si muore sotto le macerie di edifici scolastici fatiscenti, perché cancellano le borse di studio, perché ci costringono a studiare in classi da 35 alunni, perché vogliono privatizzare gli atenei, perché i temi e i modi di ciò che ci insegnano non hanno niente a che fare con ciò che viviamo fuori dalle mura delle nostre scuole, rendendo il nostro diritto allo studio inaccessibile e il nostro percorso scolastico angosciante e privo di significato.


Scendiamo in piazza perché un ministro che ha fatto carriera con raccomandazioni e sotterfugi, continua a voler propinare al paese un progetto riformatore e di cambiamento basato sul merito e il rigore, fatto di 5 in condotta, di prestiti d'onore, di limite di assenze, di didattica e ricerca indirizzati da privati, di rimandati e bocciature, che, oltre gli spot, sta letteralmente portando al collasso i nostri atenei e le nostre scuole, eliminando tutte le risorse, cancellando di fatto l'istruzione pubblica dal nostro Paese.


In un Paese civile, anche attraversato da una crisi economica, uno studente viene considerato come una risorsa per il futuro. Gli vengono forniti gli strumenti per crescere e dimostrare ciò che è, strutture scolastiche adeguate ad una formazione critica e rapportata al mondo esterno, borse di studio per permettergli di dedicarsi a tempo pieno agli studi universitari, un'offerta formativa che porti alla sua piena realizzazione perché possa mettere le sue conoscenze, le sue competenze e le sue capacità al servizio della società, attraverso un mondo del lavoro che lo accolga come valore aggiunto, implementando le competenze e le conoscenze acquisite negli anni. Tutto questo significa prospettive di futuro, investimenti, sostegno ai giovani.


Scendiamo in piazza il 17 Novembre perché vogliamo un Paese civile, dove le priorità non sono la vita privata del Presidente del Consiglio ma le prospettive di futuro per un Paese dilaniato da una crisi economica. Abbiamo il diritto di guardare avanti, invece ci viene negata la possibilità di pensare al futuro. Questo Governo sta facendo una scelta che ci porta indietro di decenni, portando avanti politiche sul diritto allo studio che guardano solo al futuro di pochi giovani provenienti da famiglie abbienti tagliando sul presente di tanti giovani e studenti che usufruiscono di sussidi dello Stato per potersi dedicare al proprio percorso formativo e alle proprie capacità.


Il nostro Paese ha bisogno di guardare alla conoscenza oltre la crisi, ha bisogno di una riforma complessiva dell'Università per superarne i mali e eliminare gli interessi particolari che ne affliggono le potenzialità, non una riforma fatta di spot che avvicina gli atenei agli interessi privati e li allontana dagli studenti e dall'interesse pubblico e sociale;


di una copertura totale delle borse di studio per gli aventi diritto, garantendo a tutti la possibilità di mostrare le proprie capacità, non un taglio del 90% delle borse come contenuto nella legge finanziaria e la traduzione del diritto allo studio al debito del prestito d'onore come indicato nella riforma Gelmini;


il nostro paese ha bisogno di una riforma complessiva del mondo della scuola, che parta dall’abrogazione dell’apprendistato per gli studenti e alla regolamentazione degli stage come momenti di alta formazione, dall’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni e la creazione del biennio unitario, dalle scuole aperte al pomeriggio che diventino centro di cambiamento e innovazione per quartieri, città e persone; di conciliare sapere e saper-fare creando delle scuole che formino cittadini e lavoratori, non manovalanza dequalificata senza diritti ne conoscenze.


Di valorizzare i giovani che intendono proseguire la carriera accademica, di portare gli studenti a guardare alla ricerca come un ambizione alta, di grande impegno e di grandi soddisfazioni, non come un percorso clientelare, in cui si mette a disposizione della società il proprio talento e si riceve in cambio il sacrificio di un futuro stabile;


Vogliamo avere le stesse possibilità dei nostri coetanei europei, di poter vivere e crescere in delle scuole pubbliche e accessibili a tutti, di poter spendere le nostre competenze in un paese che investe e crede nell’importanza dei giovani e dei saperi, di poter entrare in un mondo del lavoro fatto di diritti e non di ricatti, che non vede gli studenti come manovalanza ma che fa dei giovani lavoratori la prima risorsa dell’occupazione e non della disoccupazione.


Vogliamo poter essere studenti, essere giovani, essere cittadini. Vogliamo poter fare qualcosa per raggiungere i nostri sogni. Non vogliamo più vivere in un Paese in cui milioni di studenti non hanno un futuro, in cui a 14 anni sai già che “non potrai”, non potrai finire gli studi, entrare all’università, lavorare, amare liberamente, avere una famiglia, avere una pensione. Non potrai spendere nessuna delle cose che apprendi. È in questo modo che il sapere e la conoscenza perdono significato. È così che la scuola pubblica, l’università pubblica, la ricerca pubblica si svuotano di senso. È così che stanno distruggendo il nostro presente e dilaniando il nostro futuro. È così che un’intera generazione viene condannata alla precarietà, precarietà come condizione di vita, di lavoro, di studi, di pensiero.


Vogliamo che finisca la retorica sul nostro futuro e sulle nostre condizioni:

Il nostro futuro è adesso, siamo qui, per riconquistarlo.




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Occupazione Liceo Scientifico
post pubblicato in diario, il 1 novembre 2010

Il Liceo Scientifico di Forlì questa settimana ha occupato, questa protesta però ha portato alcune critiche sia dentro che fuori dal Calboli per la scelta degli organizzatori di “un'occupazione legale”.

Tutti noi abbiamo in mente, sentendo la parola “occupazione”, gli anni Sessanta dove studenti letteralmente barricati dentro gli istituti andavano contro tutte le istituzioni bloccando totalmente le lezioni e per questo motivo molte persone a Forlì sono rimaste spiazzate nel vedere una protesta pacifica e definita da una serie di compromessi e accordi presi con la preside e con la questura.

L'occupazione dello scientifico ha permesso lo svolgimento delle lezioni nel orario mattutino aggiungendo però nel pomeriggio una serie di incontri e assemblee di approfondimento e di confronto sulla Riforma Gelmini, sulle problematiche relative al lavoro per i giovani e alla protesta degli insegnanti, tutti punti centrali di quest'iniziativa e ha portato al pernottamento di un gruppo limitato di persone dentro la scuola.

Gli studenti occupanti hanno deciso dunque di non impedire le ore scegliendo così di non sostituirsi alla scuola ma di chiedere loro stessi “più scuola”. Durante la scorsa settimana si è attuato allo scientifico una seria riflessioni sui problemi che interessano i giovani durante la quale si è provato a capire che cosa gli studenti vogliono dalla loro istruzione e dalla società e si è compreso il desiderio di una scuola che insegni non soltanto pure nozioni ma che formi persone critiche e capaci di vivere il mondo odierno. Si è visto il volere delle lezioni non più frontali ma con la possibilità di discutere e di confrontarsi in classe insieme a insegnanti competenti.

Coloro che hanno occupato il Calboli in questi giorni non hanno mai voluto essere “ribelli” contro il “potere” e non hanno avuto nessuna intenzione di sovvertire le istituzioni per sostituirle a un'anarchia insensata essendo consapevoli di non avere la maturità necessaria per ripudiare la guida della “società adulta” dimostrando così di voler crescere seguendo quelle regole giuste che sono a loro imposte ma allo stesso tempo di voler essere coinvolti nelle decisioni che gli riguardano. I punti di forza di questa occupazione è stato l'aver aperto un dialogo arduo ma coscienzioso e l' aver dato prova di non essere giovani “facinorosi”, come spesso si crede, ma responsabili.

Ritengo questi i motivi che hanno determinato la riuscita di quest'iniziativa ponendo il Liceo Scientifico come un esempio da seguire anche negli altri istituti superiori forlivesi e italiani.


Greta Rauleac



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La scuola è nostra
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2010

Il luogo scelto da un'autorità pubblica per celebrare una ricorrenza è spesso più significativo dal discorso pronunciato per l'occasione. E così la scelta da parte del Ministro dell' Istruzione di inaugurare l'inizio dell' anno scolastico presso la Scuola Gemelli di Roma, istituto privato e cattolico capace di offrire riparo dalle contestazioni, è indicativa dell' amore della Gelmini per la Scuola Pubblica. D'altronde l' ormai storica goffaggine mostrata dal Ministro quando si tratta di difendere la sua riforma “epocale” è tale da far capire che questa signora non agisce per suo capriccio, bensì obbedisce alle pulsioni e ai diktat del partito reazionario che le sta dietro.

Così il riordino (perchè non è una riforma) della Scuola consiste nell' adattare il sistema alla necessità di ridurre la spesa di 8 miliardi di euro e il concetto guida scelto è la razionalizzazione. Partendo della visione della Scuola in quanto ammortizzatore sociale, sono stati applicati tagli lineari in tutti i capitoli di spesa. Il personale docente e non è stato ridotto drasticamente attraverso licenziamenti, con la mancata assunzione dei precari ed il blocco dei turn over, generando così il più grande licenziamento di massa della storia: solo quest' anno quarantamila lavoratori licenziati. Il licenziamento dei professori ha comportato l'accorpamento di classi portando alla creazione di sezioni con più di 30 iscritti (anche se limite è passato in due anni da 25 a 27 alunni per classe) con i conseguenti gravi problemi di sicurezza e la difficoltà per un insegnante di seguire adeguatamente così tanti ragazzi. La diminuzione dei fondi ha portato al blocco di molte attività scolastiche: mancano i soldi per acquistare i materiali e le strumentazioni per i laboratori, non c'è la carta per le fotocopie, gli studenti sono costretti a portare la carta igienica da casa.

Ma questo riordino aggrava il grande problema di equità sociale della Scuola Pubblica: da anni le scuole fanno ricorso a tasse scolastiche dette “contributi volontari” per far quadrare il bilancio, tuttavia i tagli hanno fatto schizzare queste rette fino a 400 euro annui, che si vanno ad aggiungere alle ingenti spese per i libri di testo (che arriva anche a 500 euro all' anno). Ora, come fa una famiglia di lavoratori dipendenti a sostenere queste spese? E perchè l'educazione dei ragazzi, che la nostra Costituzione ha previsto come gratuita, viene a costare fino a mille euro all' anno? Non si concludono però qui i misfatti del Governo. La legge 133/08, ribattezzata “Riforma Gelmini”, pone alle scuole un tetto di spesa per il sostegno agli alunni disabili, che quindi saranno costrette a rifiutare l' iscrizione di molti ragazzi che necessitano di essere assistiti da un educatore. Quindi non solo la Gelmini non si pone il problema di fornire ai ragazzi disabili gli strumenti per permetterne l' emancipazione attraverso l' istruzione (oggi il 98% degli studenti disabili non completa il percorso di studi superiori), ma anzi li abbandona a se stessi.

Vengono ridotti i fondi per l'edilizia scolastica, che invece potrebbe essere uno dei catalizzatori per la ripresa economica: ad oggi il 40% delle scuole è stato costruito tra il 1940 e il '74 e la metà di esse ha bisogno di riparazioni urgenti poiché crollano letteralmente i solai. Mancano le palestre e i laboratori, assenti nella metà degli istituti. Ma perchè non investire nella modernizzazione della Scuola Pubblica, con la costruzione di nuove strutture all' avanguardia, invece di sperperare ben 15 miliardi di euro per l' acquisto di 131 caccia bombardieri che resteranno ad arrugginire in qualche deposito militare?

Il riordino ha comportato una riorganizzazione generale del sistema scolastico italiano, con la creazione di nuovi indirizzi scolastici rigidi. Sono state cancellate le sperimentazioni, che permettevano alle scuole di creare un legame col tessuto lavorativo del proprio territorio modificando le materie presenti; negli anni erano nati istituti superiori in cui si apprendevano professionalità come la lavorazione del marmo a Carrara e della ceramica a Faenza, che fornivano alle imprese giovani altamente qualificati. La Gelmini ha spazzato via questo mondo, decretando il drastico riadattamento, lo smembramento e persino la chiusura di molte scuole sperimentali al nuovo quadro nazionale. Le ore di lezione sono state ridotte, le ore di laboratorio dimezzate negli istituti tecnici e professionali, i corsi di recupero e le attività extracurriculari pomeridiane sono scoparse o sono diventate a pagamento.

Ma l'attacco alla Scuola non si dispiega solo sul terreno economico, ma anche su quello della laicità. Dal 2008 i fondi statali alle scuole private, quasi tutte cattoliche, sono più che raddoppiati fino a 300 milioni di euro all' anno, non un insegnante di religione ha perso il posto ma anzi ne sono stati assunti di nuovi (ricordiamoci che questi sono nominati dalle curie ma stipendiati con i soldi dei contribuenti), sono stati varati provvedimenti lesivi della libertà di culto che prevedono che il voto in religione faccia media con quelli delle altre materie e contribuisca quindi alla definizione dei crediti scolastici acquisiti, creando di fatto il rischio di bocciatura per uno studente che sceglie di non seguire questo “insegnamento”.

Definito il quadro, i veri intenti del Governo e del Ministro sono lampanti: distruggere la qualità della Scuola Pubblica per sgombrare il campo agli istituti privati cattolici, veri e propri lussuosi centri di propaganda che accolgono esclusivamente i figli delle élite e delle classi dominanti, lasciando ai figli dei comuni mortali istituti statali in rovina, incapaci di formare non solo futuri lavoratori, ma di educare coscienti cittadini.

Hanno additato noi studenti come guerriglieri, bamboccioni, scansafatiche e facinorosi: da due anni ci opponiamo all' operato del Governo non perchè non vogliamo il cambiamento, ma perchè vogliamo una vera Riforma. Per troppi anni i governi, di destra e di sinistra, hanno giocato al ribasso con la Scuola Pubblica, attraverso il tacito patto con i docenti a cui si chiedeva poco lavoro in cambio di un basso stipendio, apportando tagli senza rivedere la concezione generale del nostro sistema scolastico. Se si vuole veramente effettuare una riforma epocale nella Pubblica Istruzione occorre prima di tutto convincersi che la Scuola non è un parcheggio o un ammortizzatore sociale, bensì il più importante pilastro della nostra Repubblica, in quanto educa le giovani generazioni ai grandi valori che sono alla base della nostra Costituzione.

E' necessario effettuare grandi investimenti sulla Scuola, modernizzando le strutture ed i laboratori, concependo un nuovo modello educativo basato non più sull' insegnamento teorico frontale ma su un sistema di esperienze reali fatte dagli studenti; bisogna aprire le scuole al pomeriggio, sicché i giovani possano viverle come una casa e non come una prigione e compiervi espierienze culturali e formative, in cui possano apprendere l' amore ed il rispetto per le diversità dell' altro. La Scuola Pubblica è il primo e ultimo bastione di equità e giustizia sociale in questo Paese e quindi è un dovere di tutti difenderla.

Mentre l'on. Gelmini si attarda a legittimare i delitti commessi dal suo Governo in danno della Pubblica Istruzione, replicando maldestramente alle proteste delle famiglie di Adro che non vogliono mandare i loro figli in una scuola elementare in cui ogni cosa è marchiata dai soli delle Alpi leghisti, nelle scuole superiori italiane gli studenti si preparano con i professori ad un autunno di fuoco. Con le nostre proteste ed i nostri cortei noi rispondiamo all' attacco lanciato al nostro futuro. Rispondiamo come quell' antico saggio che alle sciocchezze di chi negava il moto rispondeva semplicemente camminandogli davanti. Noi cammineremo al fianco dei nostri professori, dei lavoratori, dei pensionati, per chiedere un' Italia più giusta, più onesta e più libera.

Raffaello Petti
pubblicato su Argentovivo, mensile dello SPI Emilia-Romagna, n. 9

http://www.retedeglistudenti-er.net/




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Comunicato stampa manifestazione 8 ottobre
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2010

Alla cortese attenzione degli organi di stampa,

La scuola continua a crollare sopra la testa di noi studenti e per questo l'8 ottobre scenderemo in piazza, aderendo al movimento nazionale, per manifestare contro la Riforma Gelmini. La manifestazione avrà luogo in Piazzale della Vittoria sotto forma di sit in dalle ore 8.00. Ci saranno dibattiti e interventi di professori, studenti e universitari.  Parteciperanno studenti di tutte le scuole superiori di Forlì.

Siamo studenti e studentesse che lottano per il proprio futuro e non accettiamo provvedimenti fatti contro di noi seguendo una politica del taglio che ha portato a un aumento delle spese per le famiglie, una mancanza di assistenza a studenti disabili e all’eliminazione di circa 87000 posti di lavoro. Vogliamo una scuola che possiamo chiamare nostra e che ci sostenga nella nostra formazione.

 

Rete degli studenti Forlì





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Lettera di un figlio di un operaio
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2010

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica. L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze. Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro. Ma mi è mancata l’aria quando, lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010). Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

 Odorava di dignità.


(Rete degli studenti di Torino)




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Sulla manifestazione: alcune precisazioni
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2010

Come Rete degli studenti riteniamo importante scendere in piazza, l'8 ottobre, insieme ai ricercatori e ai professori in quanto la Riforma Gelmini non tocca soltanto gli studenti ma anche queste figure. In Piazzale della Vittoria ci sarà venerdì il sindacato degli studenti, un movimento APARTITICO. Riteniamo inaccettabile e insensato cercare di spazzare l'unità del movimento studentesco in quanto ciò colpisce l'efficacia della manifestazione. Siamo disposti, come abbiamo fatto nel 2008 con l'Onda, a collaborare con i collettivi forlivesi perchè riteniamo importate essere UNITI!

Invitiamo tutti a manifestare per le propie idee senza lasciarsi influenzare e vi aspettiamo perchè la scuola sta crollando e noi non possiamo stare a guardare!

Rete degli studenti di Forlì




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Incontro di Formazione sulla rappresentanza + aperitivo
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2010

Incontro di formazione per rappresentanti d'istituto, membri della consulta e rappresentanti di classe con esperti del sindacato studentesco regionale.
Parleremo di come presentare una lista, come svolgere le attività dentro le scuole, come superare gli ostacoli dei consigli d'istituto e tanto altro.

L'incontro comincia alle 17.00 al Ban Sabaii di Forlì.
Dalle 18.15 ci sarà un aperitivo con buffet gratuito.

Per maggiori informazioni 3281445831/ 347158595
 




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CONTRO LA SCUOLA DELLA LEGA
post pubblicato in diario, il 29 settembre 2010
nazi-svastica-bandiera


Crediamo assolutamente inaccettabile che ad Adro, in provincia di Brescia, sia stata costruita un’intera scuola con i simboli della LEGA NORD. Sono assolutamente scandalose le dichiarazioni del sindaco del comune di Adro e del ministro Gelmini,che tendono non solo a giustificare quanto è accaduto ma anzi a promuoverlo.

Mai si sono visti i simboli di un partito entrare all’interno di una scuola con l’arroganza e la prepotenza che ricordano molto il ventennio.

 

Come associazione che fa sindacalismo studentesco infatti crediamo che sia necessario aumentare le ore di discussione su tematiche d’attualità all’interno della scuola,ma è ben diverso il messaggio che vogliamo lanciare .Infatti crediamo che la scuola pubblica in quanto tale debba dare spazio a tutte le voci e anzi favorirne il più possibile il confronto e lo scambio di idee e valori.

Mettere i simboli di un partito sulle pareti di una scuola significa di fatto limitare il sapere e la libertà di opinione.

Speriamo che quello di Adro sia un caso isolato e che presto si intervenga per sanare il propagarsi di un’ideologia così razzista e xenofoba.

La Rete degli studenti sarà ovviamente al fianco di chi vorrà opporsi a questo sistema,alla limitazione del libero pensiero e della libertà culturale.




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Comunicato Stampa - 14/09/2010
post pubblicato in diario, il 14 settembre 2010
Alla cortese attenzione degli organi di stampa e informazione

Questo governo sta letteralmente distruggendo la scuola pubblica italiana, noi studenti non possiamo accettarlo. E' per questo che i giorni 16 e 17 settembre, la Rete degli studenti di Forlì, aderendo all'iniziativa promossa dall'associazione nazionale, sarà presente davanti alle scuole superiori (il giorno 16 al Liceo Classico, Scientifico, a Geometri e a Ragioneria; il giorno 17 davanti al Liceo Artistico e all'ITIS) dalle ore 7:45 fino all'ingresso degli studenti, mobilitandosi in un flash mob durante il quale i ragazzi, muniti di i caschetti da lavoro, simbolo delle macerie che Gelmini e Tremonti hanno lasciato dopo aver demolito la scuola pubblica, daranno inizio alla “ricostruzione” distribuendo volantini informativi sulla Riforma della scuola.

Rete degli studenti Forlì





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Casco giallo contro le macerie della scuola
post pubblicato in diario, il 13 settembre 2010

Casco giallo in testa per proteggersi "dalle macerie causate da Gelmini e Tremonti", al suono della prima campanella del primo giorno di scuola gli studenti organizzeranno flash mob davanti alle scuole di numerose citta' della penisola. La Rete degli studenti lo aveva annunciato: "Partiremo con una protesta che non darà respiro al ministro Gelmini e alla sua opera distruttiva.

Cominceremo a ricostruire quello che le forbici della Gelmini hanno distrutto: saremo davanti alle nostre scuole con dei caschetti gialli da lavoro, per proteggerci la testa dalle macerie che la Gelmini e Tremonti hanno causato e daremo inizio alla nostra ricostruzione".

Per "flash mob" si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. "Non si può considerare la scuola un'azienda in dissesto economico, i saperi un capitolo di bilancio sul quale risparmiare, le nostre vite uno spreco di denaro" protestano gli studenti, che annunciano di voler essere loro, insieme a tutte le componenti della scuola, a "ricostruire pezzo su pezzo le nostre scuole".

Oggi (13/9), la protesta e' stata inscenata nelle scuole di Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani) Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena). per poi proseguire a Bologna il 14 (istituto tecnico Aldini), a Palermo il 15 (Vittorio Emanuele III), il 16 a Caltanissetta e il 25 a Lentini. Nel pomeriggio gli studenti saranno davanti al Ministero della pubblica istruzione a Roma, per continuare la protesta "fino a una grande mobilitazione studentesca in ottobre".

Notizia da  Ansa.


http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/13/news/scuola_il_primo_giorno-7023187/?ref=HREA-1

http://www.unita.it/news/italia/103468/flash_mob_della_rete_degli_studenti_casco_giallo_contro_le_macerie

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118625





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Video della contestazione alla Gelmini a Bologna, alla festa del PDL
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2010

Fa paura vedere la massiccia presenza delle forse dell'ordine contro i manifestanti (pacifici). Scene di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti. Dobbiamo continuare a indignarci!



"È un bel momento perché la gente fischia, è bellissimo, mostri sacri intoccabili, monumenti a sé stessi che si aggirano a bordo dei loro piedistalli, Gianni Letta va alla festa della perdonanza a L’Aquila e giù fischi dai terremotati, finalmente! Smontata questa maschera da museo delle cere che ci ammorba dalla notte dei tempi, va a Venezia a rappresentare il cinema italiano, giù fischi e quei fantozzi della mostra del cinema fanno un comunicato per dire: non è vero che ci sono stati fischi a Letta, ma che vi frega, mica vi hanno accusati di averlo fischiato voi, è la gente che fischia, i comunicati per negare l’evidenza, Fantozzi con la lingua felpata, scene di fine impero!
Ricordate l’Avvocato Ghedini costretto a riparare in una libreria, anche lì fischiavano, chiamavano con il suo nome, bellissime scene se ci si limita a fischiare, il fischio è l’ultimo atto che ci è rimasto non violento e mi auguro che nei prossimi mesi si moltiplichino questi casi di contestazione pubblica, dove ci sono le telecamere che non possono fare a meno di notarli, anche se poi censurano le motivazioni, ma è così che si alimenta nell’opinione pubblica l’idea che sta finendo questo regime, che sta finendo come finiscono le pagliacciate, sta finendo in una risata omerica, ecco perché bisogna studiare e per fortuna i ragazzi sono capaci a farlo, studiare forme sempre più creative, ironiche, eleganti di contestare, guai a usare toni aspri, a tentare atti violenti o a rifugiarsi nell’insulto, la maniera migliore per contestarli è smontarli proprio con l’ironia, lo sberleffo, la pernacchia di Totò, devono finire sommersi dalle pernacchie, bisogna inventare forme sempre più creative e sempre diverse di contestazione, in modo che non possano mai dire che c’è il terrorismo alle porte e se lo dicono, coprirsi ulteriormente di ridicolo, perché quando uno ti fa una pernacchia e tu rispondi e stanno arrivando le BR la gente si mette a ridere e farebbero ancora più ridere di quanto già non facciano ridere oggi!
" (Marco Travaglio, Passaparola "Liberi fischi in libero Stato")



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Loro Demoliscono lascuola pubblica...Noi la RICOSTRUIAMO!
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2010



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Liceo Scientifico di FORLI' - Blocco dei viaggi d’istruzione e delle uscite didattiche.
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2010
Il Cordinamento Docenti del Liceo Scientifico si mobilita in difesa del proprio stipendio.  Blocco dei viaggi d’istruzione e delle uscite didattiche.
“Per anni, noi insegnanti del Coordinamento Docenti del Liceo Scientifico "Fulcieri Paulucci di Calboli" di Forlì, abbiamo organizzato numerose attività di arricchimento dell'offerta formativa, a titolo pressoché volontario, perché convinti della loro importanza.Oggi ci troviamo purtroppo costretti, a seguito delle disposizioni previste dalla Manovra correttiva dei conti pubblici (D.M. n. 78 del 31 maggio 2010) a danno in particolare dei lavoratori della scuola (i soli colpiti oltre misura, non solo dal blocco dei contratti, ma anche dal blocco degli scatti di anzianità), a comunicare la sospensione di tutte le attività para ed extra-scolastiche (viaggi di istruzione, uscite didattiche, visite a musei e sul territorio, ecc.) per il prossimo anno scolastico.11 giugno 2010”

Cosa ci ha portato a questa decisione?

Con il Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivita' economica, gli insegnanti sono stati colpiti non solo dal mancato rinnovo del contratto di lavoro per tre anni, come tutti gli altri pubblici dipendenti, ma anche dal blocco degli scatti di anzianità (testo Decreto-legge art. 9 c. 23: Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti.) 

 Gli scatti di anzianità, per noi insegnanti, rappresentano l’unica forma di avanzamento della carriera e quindi la loro sospensione (non solo economica ma anche giuridica) comporta una mancata retribuzione i cui effetti incidono, non solo su tre anni, ma su tutta la vita lavorativa, sui trattamenti di fine servizio e sulla pensione, con un danno economico complessivo quantificabile, per un docente a inizio carriera, in più di 40.000 € lordi (per i docenti il danno economico è particolarmente gravoso, essendo lo scatto l’unica forma prevista di incremento retributivo; lo scatto di anzianità non avviene ogni due anni, come previsto in altri comparti pubblici, ma ogni cinque-sei anni: quando l’insegnante raggiunge l’anzianità prevista, nella busta paga si applica, con modalità automatica, un incremento medio mensile pari a circa 180 euro lordi).

 La conversione del decreto in legge, Legge del 30 Luglio 2010 n. 122, non ha comportato una modifica della situazione, in quanto gli emendamenti introdotti di fatto mantengono le stesse disposizioni, diversamente da quanto riportato da numerosi organi di informazione.(testo Legge art. 9 c. 23: Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. è fatto salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 14).(testo legge emendamento art. 8 c. 14:La destinazione delle risorse (il 30% delle risorse ricavate dal taglio del personale docente N. d. R.) previste dal presente comma è stabilita con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.)

Esiste quindi un impegno generico del Ministro di utilizzare il 30% delle risorse ricavate dal taglio del personale docente (senza specificare modalità e tempi), previsto dalla Riforma della scuola e già destinate con un accordo del 2008 alla valorizzazione del personale. 

 Abbiamo scelto questa forma di protesta per difendere i nostri diritti di lavoratori senza venir meno ai doveri contrattuali, in quanto le attività oggetto di sospensione non solo non sono obbligatorie, ma, pur rappresentando un arricchimento dell’offerta formativa, non compromettono il percorso didattico del quale garantiamo il regolare svolgimento. 

 

pubblicato da Alberto Mariani in una nota su Facebook.




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LA SCUOLA A SETTEMBRE
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2010

settembre
L’inizio della scuola quest’anno continua a confermare il pessimo indirizzo intrapreso dal governo nei confronti dell’istruzione pubblica, denunciato con forza negli anni scorsi da tutte le componenti scolastiche, dai docenti agli studenti, compresi i genitori.Si comincia fin da subito con gli ormai risaputi tagli, concretizzatisi in 12.372 posti di insegnamento in meno: 8711 nelle primarie, 3661 nelle medie.
Per le scuole superiori invece questo sarà il primo anno in cui entreranno in vigore, dopo molti travagli amministrativi, i provvedimenti di riorganizzazione del sistema scolastico, definiti dal ministro come “la più rivoluzionaria riforma della scuola dai tempi di Gentile”.
Il settore che verrà per prima colpito da settembre è quello dei quadri orari, ridotti per ogni tipo di scuola superiore a 30-32 ore per motivi non precisati e senza considerare minimamente le oggettive diversità dei vari tipi di istituti. Gli istituti professionali si troveranno nella situazione di dover riorganizzare quadri che fino all’anno scorso raggiungevano anche le 40 ore, inoltre per tutte le scuole si porrà la necessità di tagliare insegnamenti, in particolare quelli della seconda lingua straniera e le ore di laboratorio. In questo modo, 14.000 posti sono risparmiati. Si aggiunge un ulteriore discriminazione nei confronti degli istituti tecnici e professionali. Se infatti il cambiamento di orario quest’anno nei licei comincerà solo con le classi prime, negli altri ordini anche le classi già frequentanti lo vedranno cambiato, con materie ridotte e altre ore scomparse nel nulla. Ennesimo esempio della liceizzazione di stampo morattiano.

Il taglio di orario riguarderà soprattutto le ore di lingua straniera e di laboratorio, lasciando alle singole scuole la possibilità di trovare soluzioni alternative al mantenimento nel nostro paese di standard di apprendimento quanto più simili a quelli europei. Una sfida ardua senza una concreta volontà generale e politica dietro.
I licei sono ridotti da 9 a 6, con un aumento degli indirizzi che arrivano a 14, mentre gli istituti tecnici passano da 10 settori e 39 indirizzi a due settori e 11 indirizzi. Gli istituti d’arte sono accorpati ai licei artistici. Ancora una volta si palesa la discriminazione nei confronti dei tecnici e dei professionali, resi molto meno appetibili dei licei, una scelta quanto mai singolare in un paese come il nostro in cui non è raro che le imprese non trovino i profili tecnici indispensabili alla produzione, mentre sono decisamente troppi rispetto alle possibilità di inserimento professionale i laureati in scienze umane, psicologiche, sociali: costretti sempre più frequentemente a esperienze lunghe di precariato e di parcheggio tra stages, call centre, lavoretti di pessima qualità professionale.

Inoltre questa “riforma” sostanzialmente non risolve i punti più dolenti del nostro sistema scolastico, andando semplicemente a distribuire diversamente e con nomi diversi delle strutture pre-esistenti senza cambiarle nella sostanza. Questioni come la creazione di un biennio unitario o l’innalzamento dell’obbligo scolastico, coerente con la tanto sbandierata “ottica europea” che starebbe guidando l’azione del ministro, non sono state minimamente affrontate.

I consistenti tagli agli istituti stanno poi già comportando un innalzamento dei costi richiesti dalle scuole alle famiglie, a cominciare da servizi come i corsi di recupero, per legge gratuiti:le scuole si sono ritrovate a dover far fronte a delle spese molto ingenti senza un minimo sussidio da parte dello stato, spesso indebitandosi per riparare al mancato finanziamento e per far si che i corsi si tenessero lo stesso. Questa situazione è durata poco. Non potendo più sostenere queste spese, molte scuole hanno sospeso i corsi di recupero, lasciando gli studenti nell’unica alternativa di sostenere privatamente il recupero delle materie insufficienti. E’ il caso ad esempio dell’ IPSCT Besta di Treviso.

In altri casi, i presidi per rimediare hanno “tassato” le famiglie arrivando a chiedere fino a 100 euro per ogni materia da recuperare, come all’Istituto Mattei di Conselve, all’ITIS Rossi di Vicenza, all’Istituto Fermi di Verona. La gratuità dei corsi è stata dunque spazzata via.

Dalle disposizioni degli ultimi Consigli di Istituto si è inoltre ravvisato un generale aumento dei contributi volontari di iscrizione alle scuole, meglio conosciuti come “tasse scolastiche d’ingresso”, a volte addirittura raddoppiati rispetto agli anni precedenti.

Infine, gli ingenti tagli ai finanziamenti agli enti locali stabiliti dall’ultima finanziaria avranno probabili conseguenze su settori come il diritto allo studio, competenza delle regioni, ed edilizia scolastica, competenza delle province, già poveri di risorse.

Questo è il quadro che si verrà a creare a settembre. E’ il quadro di una scuola ridotta in una situazione davvero difficile dal totale disinteresse palesato dal governo, totalmente distante dalla realtà vera che si vive ogni giorno all’interno dei nostri istituti.




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Noi, studenti vogliamo la scuola pubblica
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2010

Questo governo sta letteralmente distruggendo la scuola pubblica. L’attacco che si sta mettendo in campo non ha precedenti nella storia del nostro paese. Stanno, senza troppi convenevoli, smantellando ogni tassellino che con sforzi disumani, era stato messo in piedi da docenti, studenti e genitori che amano e difendono la scuola pubblica. La cosa peggiore che questo sfacelo viene attutito e celato da una fortissima campagna mediatica che la Gelmini, e questo governo in generale, hanno messo in campo. Il taglio di 8 miliardi di euro in 3 anni approvato dalla scorsa finanziaria, dovrebbe terribilmente stonare con l’idea di scuola che dice di portare avanti il nostro ministro: una scuola “meritocratica”, dove finalmente si sono abbandonati i buonismi del ‘68 e che predilige prima di tutto la qualità. Invece ci troviamo davanti ad una gigantesca psicosi fra la realtà che il nostro ministro descrive, e quello che ogni giorno si palesa davanti ai nostri occhi: una scuola pubblica che non è più pubblica, privata di tutto, che non ha neanche la possibilità di svolgere le sue funzioni ordinarie, figuriamoci la funzione di emancipazione sociale e azzeramento delle differenze fra gli individui.
Noi studenti ci chiediamo come faremo tra poche settimane a rientrare a scuola, con i nostri insegnanti, che fino all’anno scorso erano seduti nelle nostre aule, in presidi  permanenti e scioperi della fame, con delle scuole a cui sono stati azzerati tutti i fondi, nel caos più totale degli indirizzi e delle sperimentazioni scomparse, con meno ore ma gli stessi programmi e le stesse materie, senza laboratori, con costi esorbitanti a carico di noi studenti e delle nostre famiglie, con edifici fatiscenti su cui anche quest’anno non è stato speso un euro.
Si sta mettendo in atto una vera e propria svendita della scuola pubblica, che nonostante rimanga pubblica di facciata, nella sostanza viene depauperata, esautorata dalle sue funzioni. Siamo ritornati in un’Italia che speravamo aver abbandonato per sempre dopo tante lotte, un’Italia in cui l’abbandono scolastico cresce perché mandare un figlio a scuola costa troppo, in cui si lascia la scuola perché non ci si può permettere di recuperare tre insufficienze, in cui a parità di costi, il servizio privato (soprattutto le scuole private per cui fioccano finanziamenti statali) è sicuramente più funzionale di quello pubblico e allora ecco che il pubblico anche se rimane pubblico si svuota di significato. È per questo che dal primo giorno di scuola noi studenti della Rete degli studenti partiremo con delle azioni di protesta che proseguiranno per tutto l’anno scolastico, con una grande mobilitazione studentesca nel mese di ottobre e con la data del 17 novembre, giornata mondiale dei diritti degli studenti.

09 settembre 2010, Sofia Sabatino - Unità




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GELMINI BOCCIATA PURE DALL’OCSE/ governo va nella direzione sbagliata
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2010

I dati Ocse sono molto chiari: per uscire dalla crisi bisogna investire sull’istruzione, concetto che ribadiamo da anni e che oggi trova delle conferme in dati concreti che non possono essere ribaltati dalla Gelmini, nonostante ovviamente ci stia provando.

La campagna mediatica che questo governo sta portando aventi viene oggi smantellata in ogni sua sfaccettatura: non è vero che in periodo di crisi non si può far altro che tagliare sull’istruzione, non è vero che sbagliamo a chiedere più risorse, non è vero che anche negli altri paesi europei i governi stanno prendendo questi provvedimenti.

Tagliare 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, come se fosse un’azienda in dissesto economico, vuol dire tagliare ogni speranza di ripresa dalla crisi per il nostro paese, nonché tagliare ogni aspettativa di futuro a noi studenti.

Chiediamo una scuola di qualità, ma di qualità vera, che ci permetta di essere al passo con i nostri coetanei europei e con un mondo del lavoro sempre più precario e globalizzato.

Quello che ci ritroviamo invece, sono tanti slogan, un uso sconsiderato delle parole merito e qualità, che poi nella realtà delle nostre scuole si traduce in mancanza di fondi, metodi di insegnamento e percorsi formativi fermi a 50 anni fa, abbandono scolastico alle stelle.

La realtà è che la finta riforma Gelmini va dalla parte sbagliata, e che finché saremo il fanalino di coda in quanto a spesa per l’istruzione in rapporto al Pil, addirittura dietro a Brasile ed Estonia, c’è poco da festeggiare.

 

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PRONTO SOCCORSO STUDENTESCO/ Fai rispettare i tuoi diritti!
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2010

COS'E' PRONTO SOCCORSO STUDENTESCO?

E' un serivizio di pronto intervento che la Rete degli Studenti offre a tutti gli studenti che hanno bisogno di consultenza, informazioni, assistenza legale per risolvere eventuali problemi nel corso di esami, scrutini, valutazioni di condotta, corsi di recupero e quant'altro riguarda il complicato mondo della scuola.

 

PERCHE' OFFIRAMO QUESTO SERVIZIO?

Abbiamo deciso di attivare questio servizio perché troppo spesso siamo vittime innocenti di un mondo della scuola che non dà spazio alla voce degli studenti. Nei meandri della burocrazia molto spesso siamo noi studenti ed i nostri diritti rimetterci; è per questo che la Rete degli Studenti mette a tua disposizione uno sportello sindacale e consulenza legale.

 

COSA CHIEDIAMO?

Pretendiamo una scuola nella quale crescere e apprendere. Una scuola dove essere valutati non significa essere imputati ad un processo o diventare dei numeri su un registro, ma un modo per comprendere i propri limiti e le proprio mancanze. Merito, parola con cui si riempe la bocca la Gelmini, non vuol dire mandare avanti chi ce la fa e chi può e lasciare indietro chi è in difficoltà. Merito per noi è impegnarsi a scuola autonomamente dai risultati che possono dimostrarsi con numero e tabelle.

 

QUALI SONO GLI STRUMENTI?

Per ogni difficoltà puoi rivolgerti a noi:

 

- sportello mail nazionale: soccorsostudentesco@gmail.com

- aggiungici su MSN: retedeglistudenti@hotmail.it

- aggiungici su FB: Rete degli Studenti Medi

- puoi anche contattarci al: 3358482413

 

DI SEGUITO IL LINK ALLA PAGINA DI PRONTO SOCCORSO STUDENTESCO:

 http://www.facebook.com/#!/pages/Pronto-Soccorso-Studentesco-Rete-degli-Studenti/146189315421206?v=info&ref=mf

 




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Non basta una legge a garantire la libertà di stampa
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2010


Un giornalismo libero è, innanzitutto, un modo di essere, un modo di vivere la società. E in Italia manca. La legge bavaglio pare essere stata archiviata – se ne riparlerà a settembre, dicono –, ma nel frattempo il guinzaglio alla libertà d’espressione rimane. Rimane fortissimo, per esempio, al collo di Giovanni Floris,

che non ha potuto mandare in onda lo speciale di Ballarò sulla crisi politica la sera di martedì 3 agosto.
Rimane reale, attuale, nella scelta del direttore generale della Rai Mauro Masi di affidare ai soli telegiornali gli approfondimenti sulla tempesta politica di questi giorni. Rai che, come sosteneva Roberto Natale all’incontro su “Tagli e Bavagli” al Rebelde Camp, dovrebbe essere l’editore più libero di tutti. Dovrebbe, appunto.

 

Il bavaglio era stato sciolto già il venti luglio, quando la legge sulle intercettazioni era uscita dalla commissione Giustizia della Camera profondamente cambiata: con l’introduzione dell’udienza-filtro sarebbe stato un magistrato a decidere, insieme alle parti in causa, quali fossero le intercettazioni rilevanti rendendole pubblicabili. “Vince la libertà, non la legalità” titolava il giorno dopo un articolo di Massimo Giannini su Repubblica, mentre già il 29 luglio Berlusconi sosteneva di essere tentato di ritirare il ddl. È finita proprio così: se ne riparlerà a settembre, sempre se il governo sopravvivrà all’agosto.
Purtroppo la sentenza capitale alla legge intercettazioni nei fatti non esiste. E non esiste perché su quel ddl si è giocata un’altra partita politica: niente libertà di stampa, solo la guerra, la faida interna al Pdl tra Berlusconi e Fini. Ma se anche quest’ennesima legge-vergogna fosse morta, sepolta, l’informazione resta in libertà vigilata. A conoscere la legge, la stampa italiana è libera dal 1948, è scritto all’articolo 21 della Costituzione. Nel leggere i fatti, libertà di stampa un corno.

 

 

Il Tg1 ha una linea editoriale scandalosamente vicina al governo, i talk show – da Ballarò ad Annozero – si ritrovano troppo spesso sotto il fuoco incrociato della politica e della direzione Rai, scoprendosi, chi più chi meno, a un passo dalla chiusura.

I talk show, appunto. In questo periodo sono costretti a rimanere “chiusi per ferie”. È stata questa infatti la scelta del direttore generale Rai Mauro Masi per affrontare a livello di informazione la crisi della politica e i problemi del governo: solo i telegiornali per gli approfondimenti giornalistici. Era troppo complicato riunire le redazioni dei talk show in pausa contrattuale. Troppo complicato mettere in onda la puntata già pronta, ricca di copertina, servizi e ospiti, di Ballarò.

La libertà di stampa è un modo di essere, fa parte di una cultura di un popolo. E non si tratta del popolo italiano. Nel resto del mondo il giornalismo vive una crisi nera, dovuta al fallimento del modello di business che sta dietro alle notizie: il crollo dell’economia ha fatto indebitare anche i giornali più autorevoli. Nesweek è stato venduto per un dollaro meno di una settimana fa.

Ma nello stesso tempo la lontanissima Islanda accoglie la proposta di una deputata anarchica di eliminare qualsiasi tipo di censura alla stampa, trasformando la fredda isola in un “paradiso legale” per i giornali di inchiesta. Il sito Wikileaks, nato dall’ingegno dell’hacker Julian Assange, continua a pubblicare documenti riservati sulla guerra in Afghanistan. In Italia qualcuno ha il coraggio di proporre l’obbligo di rettifica per i blog: la battaglia per la libertà di stampa non è mai stata vinta. È ancora tutta da combattere.




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Spot della Rete degli studenti 2010
post pubblicato in diario, il 7 settembre 2010



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QUANTE BELLE FAVOLE/ anche a noi studenti piacerebbe vivere nelle favole ma purtroppo viviamo nella realtà
post pubblicato in diario, il 7 settembre 2010

Le dichiarazioni della Gelmini durante la conferenza stampa di oggi, descrivono una scuola perfetta, fatta di rigore, merito, qualità, investimenti e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo la situazione che fra poche settimane si paleserà davanti agli occhi di noi studenti è nettamente diversa.

Il disagio che in queste settimane emerge dagli atti estremi che i precari della scuola, mettendo a repentaglio la propria salute, stanno mettendo in campo, accomuna tutte le parti sociali che compongono la scuola, palesando una situazione di estremo disagio che sta arrivando al collasso.

La scellerata finta riforma della scuola superiore, che in un batter d’occhio ha messo in campo il ministro Gelmini, sta letteralmente distruggendo il sistema di istruzione in Italia, che già presentava lacune enormi e che oggi è ai minimi storici, negando sempre di più l’accesso al sapere e il diritto allo studio.

Noi studenti ci chiediamo come faremo tra poche settimane a rientrare a scuola, con i nostri insegnanti, che fino all’anno scorso erano seduti nelle nostre aule, in presidi  permanenti e scioperi della fame, con delle scuole a cui sono stati azzerati tutti i fondi, nel caos più totale degli indirizzi e delle sperimentazioni scomparse, con meno ore ma gli stessi programmi e le stesse materie, senza laboratori, con costi esorbitanti a carico di noi studenti e delle nostre famiglie, con edifici fatiscenti su cui anche quest’anno non è stato speso un euro.

Questa riforma è veramente epocale, nel senso che mai è stato messo in campo un attacco così grave al sistema scolastico, nascondendolo così bene fra cifre irreali , demagogia e operazioni di finto merito, come la bocciatura con 50 assenze o l’investimento sui tecnici, che in realtà sono gli istituti più colpiti dalla riforma visto il tagli di ore fin dal primo anno e l’azzeramento delle ore di laboratorio.

Questa situazione è insostenibile, è per questo che la Rete degli studenti, fin dal primo giorno di scuola, partirà con mobilitazioni e proteste nelle scuole, per difendere una scuola che non accettiamo venga distrutta.

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Scuola/ Unione e Rete studenti: la Gelmini vive nelle favole
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2010

Roma, 2 set. (Apcom) - Le associazioni degli studenti inviano forti critiche alle dichiarazioni del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, rilasciate durante la conferenza stampa di oggi a Palazzo Chigi: Rete degli studenti ed Unione degli studenti ritengono il quadro descritto dal responsabile del Miur lontano dalla realtà.

"Anche a noi studenti piacerebbe vivere nelle favole - dice Sofia Sabatino, portavoce della Rete - ma purtroppo viviamo nella realtà". La rappresentante dell'associazione studentesca ritiene che tutti vorrebbero "una scuola perfetta, fatta di rigore, merito, qualità, investimenti e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo la situazione che fra poche settimane si paleserà davanti agli occhi di noi studenti è nettamente diversa".

Le critiche degli studenti si soffermano anche sulle nuove superiori: "questa riforma è veramente epocale, nel senso che mai è stato messo in campo un attacco così grave al sistema scolastico, nascondendolo così bene fra cifre irreali , demagogia e operazioni di finto merito, come la bocciatura con 50 assenze o l'investimento sui tecnici, che in realtà sono gli istituti più colpiti dalla riforma visto il tagli di ore fin dal primo anno e l'azzeramento delle ore di laboratorio". Sabatino dice che la situazione è ormai "insostenibile: per questo che la Rete degli studenti, fin dal primo giorno di scuola, partirà con mobilitazioni e proteste nelle scuole, per difendere una scuola che non accettiamo venga distrutta".

All'Unione degli studenti non è piaciuto, in particolare, l'atteggiamento assunto dal ministro nei confronti dei supplenti in sciopero della fame ormai da diversi giorni: "'Adesso non li incontro, ma sono disposta al confronto e non alla polemica'. Così si pone il ministro con l'intento di dare un impatto positivo all'inizio dell'anno. Tuttavia ricordiamo che i precari della scuola, oggi protestano per le abominevoli politiche di tagli che porteranno all'esclusione di 150mila lavoratori e lavoratrici della scuola pubblica".

L'Uds si sofferma sul nuovo limite di 50 giorni di assenza annui e su commento del ministro ('Il governo continua nella sua politica di rigore'): "crediamo debba essere sovvertita e rimessa in discussione dalla base, che non sta portando ad alcun miglioramento la scuola pubblica di questo paese". L'associazione è anche contraria sulla volontà di mantenimento dei test per l'ingresso alle facoltà a numero chiuso: "il ministro rimane favorevole - sostiene l'Uds - senza alcuna volontà diretta a considerare il diritto universale di scegliere liberamente il proprio percorso di studi. Pare così, che anche questo anno scolastico parta con un impatto più che negativo per chi come noi studenti e studentesse - concludono dall'Uds - la scuola la viviamo quotidianamente".


Articolo da qui.




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Deportata al nord
post pubblicato in diario, il 23 agosto 2010

Pubblico la lettera di Caterina Altamonte, insegnate costretta a trasferirsi a Brescia per continuare a insegnare. La lettera è stata pubblicata su http://www.scuolaoggi.org.

Tre precari della scuola stanno facendo lo sciopero della fame per dire  "No" ai tagli che si abbattono sulla scuola pubblica che hanno cambiato sicuramente la vita di molte persone.
La mia sicuramente, infatti dopo 14 anni di servizio a Palermo sono stata costretta ad accettare un incarico annuale a Brescia  per continuare a fare un lavoro che amo. Avrei potuto accettare il "salva precari" ma ho capito che in realtà era un modo per far accomodare fuori dalla scuola i precari...mi offrivano dei punti e, forse, qualche giorno di supplenza: "Molto gentili, grazie, rifiuto e Vado avanti".

Ho fatto una valigia, consapevole che la mia decisione avrebbe potuto essere non capita dai miei figli, in realtà hanno capito che la mia è voglia di  non arrendersi e continuare a lottare per quello che amo con tutte le mie forze.
Sugli aerei incrociavo lo sguardo di tante colleghe che afferravano con rabbia una valigia pesante ...avrei voluto rassicurarle, avrei voluto dire che le cose potevano cambiare... e che se uniti potevamo fermare questo terremoto che si e' abbattuto non solo su di noi ma sui nostri figli...ma abbassavano lo sguardo come rassegnate.
Rincontrerò quegli sguardi, visto che il meridione non ha ottenuto nessun posto, in Sicilia, per esempio, la primaria ha ottenuto 0 posti...che gentili!
Oggi Giacomo Russo ha detto che smetterà di fare lo scipero della fame solo quando la Gelmini lo incontrera' pubblicamente e lo convincera' che la sua è un'ottima riforma...
Oggi voglio dire con forza a Tremonti, alla Gelmini, al mio Presidente del Consiglio e ai  numerosissimi parlamentari siciliani che le cose devono cambiare!
Che non permetteremo la morte ne' nostra ne' della nostra scuola pubblica!
Che non permetteremo che la mafia approfitti della disperazione di tanta gente!
Che la scuola pubblica sia di serie B e che i soldi pubblici vengano  date alle private!
Che anche al sud deve essere garantito il tempo pieno! Che non mi farò trattare come spazzatura! E che, anche se da "catapultata", continuerò la mia battaglia".
Caterina Altamore





permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 23/8/2010 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
18 anni: ancora non è stata fatta giustizia!
post pubblicato in diario, il 19 luglio 2010


Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine / appunti di una vita dal valore inestimabile / insostituibili perché hanno denunciato / il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato / uomini o angeli mandati sulla terra / per combattere una guerra di faide e di famiglie / sparse come tante biglie / su un’isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie / massacra figli e figlie / di una generazione costretta a non guardare / a parlare a bassa voce / a spegnere la luce / a commentare in pace ogni pallottola nell'aria / ogni cadavere in un fosso

Ci sono stati uomini che passo dopo passo / hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno / con dedizione / contro un’istituzione organizzata / “cosa nostra” “cosa vostra” “cosa è vostro” / è nostra / la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare / la bocca per parlare le orecchie ascoltano non solo musica non solo musica.

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Omertà di Stato, di Rita Borsellino da l'Unitià 19 luglio 2010

Sono trascorsi diciotto anni dalla strage di via D’Amelio. Diciotto anni da quella di Capaci. Diciassette dalle bombe di Milano, Firenze e Roma. E ancora oggi non conosciamo la verità su quanto accaduto in quegli anni. Così come non sappiamo la verità sulle morti di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, o perché Vincenzo Scarantino si sia autoaccusato di aver procurato l’autobomba che ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta. La lista dei misteri potrebbe continuare ancora e a lungo. Di sicuro, sappiamo che lo Stato che commemora non è ancora riuscito a garantire la giustizia per i suoi giudici, i suoi poliziotti, i suoi cittadini assassinati. E sappiamo anche che c’è uno Stato che ha agito perché non si arrivasse alla verità sulle stragi di mafia, su un capitolo fondamentale della storia italiana. Lo sappiamo perché le cronache di questi anni ce l’hanno raccontato.

La narrazione ha proceduto a scatti, tra fughe in avanti e flash back, tra rivelazioni tardive e menzogne a orologeria. Eppure, da questo racconto scombinato è venuta fuori pian piano la storia di una guerra tutta interna allo Stato. E, come in tutte le guerre, ci sono stati morti e feriti, eroi e traditori, nemici travestiti da amici. Adesso che conosciamo il canovaccio, è giunta l’ora di dare nome e cognome ai protagonisti e alla comparse di questa vicenda, restituendo a ciascuno il proprio ruolo. È vitale conoscere i nomi di chi ha depistato le indagini sulle stragi. Capire, per esempio, perché attorno alle parole di un pentito “anomalo” come Vincenzo Scarantino si sia costruito il grosso delle prime indagini su via D’Amelio.

Bisogna ricostruire una volta per tutte quello che è successo subito dopo l’omicidio di Borsellino, dalla scomparsa dell’agenda rossa all’arresto di Totò Riina. C’è poi da chiarire il ruolo svolto dagli agenti di polizia Antonino Agostino e Vincenzo Piazza. Prima, è stato fatto credere che fossero morti per questioni private, poi che avessero partecipato nel ruolo di “cattivi” al fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone. Ci sono voluti diciotto anni perché scoprissimo che i due giovani poliziotti all’Addaura c’erano realmente, ma per proteggere il giudice e non il contrario. Più o meno il tempo che è stato necessario ad alcuni autorevoli personaggi della politica e delle istituzioni per recuperare la memoria e parlare. Hanno parlato della presunta trattativa tra Stato e mafia e del fatto che Borsellino fosse a conoscenza di questa trattativa. Non mi è del tutto chiaro il motivo per cui ci siano voluti tutti questi anni per ricordare fatti così importanti. Di sicuro, chi sa tutta la verità, oggi, non ha ancora aperto bocca.

Nell’attesa, sarebbe bene che lo Stato (il governo o chi per esso) chiarisca ai suoi cittadini alcune anomalie emerse negli ultimi mesi. Mi riferisco, innanzitutto, al deposito di Bagheria dove sono state lasciate marcire, tra muffa ed escrementi, le carte del “Gruppo Falcone-Borsellino”, ossia della prima indagine su Capaci e via D’Amelio, la stessa che ha ruotato intorno alle parole di Scarantino.

Oggi, su quelle carte la magistratura sta lavorando alacremente per comprendere, per esempio, l’effettiva rilevanza delle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino. Ebbene, com’è possibile che uno Stato che vuole combattere la mafia possa permettere che topi e tarli facciano scempio di documenti così delicati e importanti? Com’è possibile che da quei documenti siano scomparsi gli identikit dei presunti killer di Capaci? Com’è possibile, poi, che quando i procuratori hanno chiesto ai servizi segreti le carte su Vito Ciancimino, si siano visti recapitare solo ritagli di giornale?

Fatti del genere possono accadere solo per due ragioni: o per dolo, o per negligenza. In entrambi i casi, ci sono dei responsabili. E a questi lo Stato deve dare nomi e infliggere sanzioni. Ma nulla è stato ancora fatto.

Di contro, l’ignavia istituzionale è venuta meno quando si è trattato di concedere la protezione a Spatuzza. Le tre procure (Palermo, Caltanissetta e Firenze), che stanno riaccendendo i riflettori sui misteri che hanno avvolto le stragi, credono a Spatuzza. Il Viminale, invece, ha trovato un cavillo per negargli il regime di protezione concesso ai pentiti. Come ha ben scritto Attilio Bolzoni, è come se gli avessero messo un sasso in bocca. E che dire, sempre per restare in tema di decisionismo politico, delle gravi ripercussioni sulle indagini che potrebbe avere la cosiddetta “legge bavaglio”? Senza dimenticare l’esultanza con cui, illustri esponenti della maggioranza e del governo, hanno salutato la condanna del senatore della Repubblica, nonché l’uomo chiave nella costruzione di Forza Italia e del Pdl, Marcello Dell’Utri, il quale, secondo la sentenza, è stato per trent’anni, anche nel periodo delle stragi, in stretto contatto con i boss mafiosi, fornendogli persino protezione. Sono queste “azioni” che mi fanno dire con convinzione che c’è uno Stato che non vuole arrivare alla verità sulle stragi di mafia. Uno Stato che sulle tombe di Falcone e Borsellino preferisce portare corone di fiori. Ma non la giustizia.



Palermo, la città delle contraddizioni
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2010
Mentre nel Palazzo di Giustizia, in un’ Aula Magna colma di gente, si commemorava tra lacrime, sorrisi e applausi, il giudice Paolo Borsellino, a pochi chilometri di distanza , in via della Libertà, venivano scoperte, divelte dall’asfalto e danneggiate, le statue di Giovanni Falcone e dello stesso Paolo Borsellino. Quando ci è stata comunicata la notizia avevamo appena salutato Salvatore Borsellino all’uscita dal tribunale dove Antonino Di Matteo, presidente della sezione palermitana dell’ANM, aveva organizzato la commemorazione. Siamo rimaste per un attimo senza parole, poi all’incredulità è subentrata la rabbia. Rabbia che ci ha spinte a dirigerci verso il luogo di quello che possiamo solo definire un affronto alla memoria dei due uomini che maggiormente hanno combattuto il cancro che da sempre opprime questa città.

Le statue sono lì e la scena è desolante. Gettate sull’asfalto, alcune parti dei loro “corpi” sono mancanti e per un orrendo istante è come se fossimo tornate indietro di 18 anni, maggio e luglio sovrapposti, e fossimo là, sull’autostrada di Capaci e contemporaneamente in via Mariano D’Amelio, a guardare i corpi straziati dei nostri due eroi, di due delle persone per le quali ci sentiamo ancora fieri di essere italiani.

Sul viso delle forze dell’ordine presenti, giovani carabinieri e finanzieri che presidiavano le statue, si poteva leggere il nostro stesso stato d’animo. Le parole che sentiamo pronunciare loro, tra le altre, sono “vandalismo” e “mafia”.
Vandali di questo genere sarebbero il segno di una grave carenza storica e culturale, di un’assenza di conoscenza dei protagonisti fondamentali per la storia del nostro paese e di una totale mancanza di educazione alla legalità da parte dello Stato. Ma se invece dell’atto impulsivo di qualche ragazzino ignorante e irrispettoso  si trattasse di un messaggio mafioso, anche se consapevoli della gravità del fatto, ci piace pensare che il suo significato possa essere ricercato nella paura che la mafia continua ad avere, ancora dopo 18 anni, dell’eredità e dell’esempio che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno lasciato dentro ognuno di noi.

Mentre saliamo sul motorino e ce ne andiamo, non sappiamo se sperare che sia stato un atto di vandalismo o un preciso messaggio, lanciato a due giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, nel giorno in cui da tutta Italia sono giunte in città centinaia e centinaia di Agende Rosse, pronte per riaffermare e ricordare i valori per i quali è vissuto e morto Paolo Borsellino, pronte a quel giuramento che da piu’ di un anno gridiamo all’Italia e agli italiani: “Paolo, le tue idee continueranno a camminare sulle nostre gambe”

di Federica Fabbretti e Martina Di Gianfelice da Il fatto quotidiano






FAME DI DIGNITA'
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2010
 

Di Andrea Pittarello

FAME DI DIGNITA' E' sempre stato fin troppo facile dare giudizi sui giovani, soprattutto se negativi. Si guarda troppo spesso con diffidenza a quella generazione con l'ipod nelle orecchie e li si chiama "bamboccioni". Ma se si decide di uscire da questa banalizzazione si scopre una realtà troppo spesso ben diversa.

 In questi giorni ho aiutato i miei compagni ad organizzare il campeggio della Rete degli Studenti Medi. "Rebelde Camp", un nome tutto un programma, immerso nella maremma toscana, tra formazione sindacale e divertimento. Prezzo ovviamente molto politico per 9 notti a fine luglio, intorno ai duecento euro tutto compreso. I partecipanti sono sempre di più, eppure sono potenzialmente di meno rispetto ai nostri militanti. Casualmente domando a qualcuno perché non viene.

 Mi risponde per prima Serena (tutti i nomi sono di fantasia), 16 anni: "Non vengo perché ho trovato lavoro proprio in quel periodo in un parco divertimenti come aiutante animatrice, mi dispiace". Le fa eco Alice, neodiplomata "centina" in un liceo artistico, "Vengo solo qualche giorno verso la fine, lavoro come cameriera stagionale a Trento. Mi servono soldi per l'Università...". Poco diversa è la versione di Alberto, 16 anni: "Purtroppo mio padre è andato all'estero per lavoro e mia madre ha bisogno di aiuto per badare alla casa. Puoi capire, che in questa situazione, poi, non si fidano a mandarmi in giro..".

 E come dar loro torto? I recenti dati sono tragicamente espliciti. La disoccupazione giovanile è quasi al 30 %, in netta crescita rispetto ad altri paesi europei. L'Italia si avvicina troppo pericolosamente ai dati della Spagna, che piace soprattutto ai giovani ma non per lo stato di salute dell'economia. La crisi picchia e le ricadute si fanno sentire sui padri ed in misura maggiore anche sui figli. Anche Lella non verrà: "Ho trovato lavoro in un bar, farò solo qualche week end di relax al mare quest'anno". Non ce la fa anche se ha sempre lavorato durante l'anno (in nero) come aiutante in una pizzeria.

 Le persone che mi hanno risposto sono di età piuttosto omogenea. Abitano tutte nel "ricco" Nordest, tra le province di Padova e Verona. Altro dato molto significativo è che su una ventina circa di giovani sentiti, 8 erano italiani e 12 "italiani di fatto", ovvero ragazzi perfettamente integrati in usi e costumi (tanto da parlare il dialetto locale) ma ancora stranieri secondo la legislazione vigente. Le difficoltà sono sentite soprattutto da questi ultimi e dalle rispettive famiglie, in quanto più giovani e senza la consolidata rete famigliare che hanno alle spalle (ma per quanto ancora?) le famiglie dei ragazzi italiani.

 L'esempio più consono da riportare in questo senso è quello di Marco, sedicenne dell'est: "Vado a fare l'animatore a Jesolo per i mesi estivi, voglio mettere da parte qualcosa magari per riparare il computer. Sai, da quando è arrivato il fratellino le spese sono aumentate. Mi dispiace, sarà per un'altra volta". Altro esempio significativo è quello di Sonia, diciottenne studente di psicopedagogia, che "Vado a fare l'animatrice in Trentino per tre settimane. Non lo faccio per i soldi, ma per fare esperienza. Ci credi se ti dico che a fine anno la scuola non mi ha passato nessun contatto di luoghi dove fare pratica come ad esempio gli asili?".

 Sono giovani che hanno perso fiducia anche nella scuola e nei suoi sistemi di orientamento e di accompagnamento verso il mondo del lavoro, lunghi, farraginosi ed incompleti. In poche parole "che non servono a nulla" e li costringono ad arrangiarsi nella giungla del mondo del lavoro. Una giungla che incontrano sempre più presto e che non riescono a sostenere andando spesso ad alimentare l'economia sommersa, dove si è senza diritti.

 Il fenomeno coinvolge sempre più studenti. La stessa persona che scrive questo pezzo ha conosciuto e conosce la realtà di cui parla. Ha lavorato nei più disparati ambienti sempre in "nero" e si riconosce nella realtà che vivono i suoi compagni delle diverse scuole. Il fenomeno non è figlio di nessuno, ma figlio di un atteggiamento di disaffezione verso le giovani generazioni. I giovani sono visti troppo spesso come un problema di alcolismo e degrado che come menti capaci su cui investire, oltre che eredi della società in cui vivono. A ciò si aggiungono poi le altre situazioni di difficoltà nel nostro paese, come i tagli alla scuola, alla cultura ed all'assistenza sociale. Tutto ciò rende le persone più diseguali e le fa diventare più povere, sia economicamente che culturalmente.

 La situazione allo stato attuale non può avere futuro. Quale società può uscire se non si investe sui giovani? Tocca principalmente alla classe politica invertire la rotta. I politici e le istituzioni devono sentirsi obbligate a raccogliere i problemi dei giovani ed a cercare una soluzione.

Ma non è solo dei politici la responsabilità del risanamento della situazione. Tutte le classi sociali devono sentirsi obbligate a rispondere di questo problema. In special modo le classi più ricche, i dirigenti imprenditoriali.

Gli imprenditori devono investire su progetti di formazione dei giovani,come se si trattassedi investimenti per migliorare le loro aziende. Ad investire sui giovani ci si guadagna molto più che a compiere speculazioni di breve termine e costruite sulla carta. Il capitale umano è il più redditizio perché è qualcosa di certo ed è la base per lo sviluppo anche economico della società. Sono discorsi già conosciuti ed apprezzati, ma rimasti sulla carta fino ad oggi. E' una grave miopia questa, da parte della classe imprenditoriale. Perché la situazione in fondo non è irreversibile.

I giovani non hanno sete di vendetta. Hanno fame di dignità.




permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 16/7/2010 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Aggressione in azienda a Santa Sofia: NO AL RAZZISMO
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2010
La Rete degli Studenti di Forlì denuncia aspramente l'aggressione a un'operaia avvenuta a SantaSofia. Siamo profondamente dispiaciuti di vedere ancora una voltaavvenimenti di chiaro stampo razzista. Vogliamo sollecitare lacittadinanza a non cedere al clima di odio che l'Italia sta vivendonegli ultimi mesi e speriamo di non dover più parlare di simili fatti.
http://www.ariberti.it/andando_oltre/2007/quino_razzismo_01.gif

Una lavoratrice della "Pollo del Campo" di Santa Sofia sarebbe stata aggredita e mandata all'ospedale da un responsabile aziendale della ditta. Ba Madame, questo il nome dell'operaia senegalese protagonista della vicenda, sarebbe stata poi successivamente soccorsa da un'ambulanza e portata al Pronto Soccorso del Morgagni-Pierantoni. La vicenda è stata raccontata dagli amici e dai parenti della donna. Sabato, dalle 12.30 alle 13.30, si terrà un presidio dei lavoratori a sostegno della collega senegalese.Secondo quanto dicono i colleghi e parenti della signora Madame, attraverso un comunicato, "La signora Ba, che lavora da sei anni nella ditta, è stata aggredita martedì pomeriggio da un responsabile. E' stata prontamente soccorsa da un'ambulanza e ricoverata al Pronto Soccorso dell'ospedale Morgagni-Pierantoni. Sconcertante la risposta data da un altro responsabile dell'azienda ai familiari accorsi alla Pollo del Campo per avere chiarimenti. "Sua madre è stata fortunata perché non l'abbiamo licenziata", come a dire ringraziateci se è finita all'ospedale perché poteva finire peggio o essere licenziata" prosegue la nota.

"Di certo, questo episodio violento porterà alle vie legali nei confronti del responsabile che ha insultato e spintonato la lavoratrice, ma amici e familiari della signora Ba hanno deciso di farsi sentire anche attraverso le forme di espressione e dissenso democratiche previste dalla legge" dicono i colleghi di Ba.

 "Abbiamo saputo dell'episodio prima ancora dei sindacati che stiamo invitando a verificare sull'accaduto per schierarsi contro il responsabile della Pollo del Campo. Noi, sabato, andremo davanti ai cancelli dell'azienda con i cartelli per chiedere che quel dirigente violento venga allontanato e licenziato".

Articolo da Romagna Oggi

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permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 1/7/2010 alle 20:47 | Versione per la stampa
NOI NON CI STIAMO/ domani la Rete degli studenti in piazza per il diritto di essere informati
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2010
Domani noi studenti parteciperemo alla manifestazione di piazza Navona contro tagli e bavagli per ribadire il nostro dissenso verso una legge che penalizza tutti i cittadini.
Crediamo che la battaglia contro questa obbrobriosa legge non sia da relegare soltanto agli addetti ai lavori, ma sia una battaglia che riguarda tutti i cittadini, proprio perchè mette in dubbio la base delle democrazia: la liberà e la possibilità di sapere e di essere informati.

Crediamo che questo governo stia mettendo in campo una campagna che mira a destrutturare il pensiero critico nel nostro paese, attaccando in primis quegli spazi di democrazia e partecipazione in cui esso si crea.
E' questo il senso di tagliare sulla cultura, sulla scuola sull'università e sulla ricerca, e di eliminare la possibilità di informare e di essere informati.



permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 1/7/2010 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
TANTA FINZIONE E POCA VERITA’/ le dichiarazioni della Gelmini stonano con il suo operato
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2010
Le dichiarazioni della Gelmini a “Radio anch’io” ci sembrano, ancora una volta, assolutamente fuori dalla realtà.

L’operazione del ministro è quella di continuare a nascondere dietro la maschera di una scuola del rigore e del merito, l’unico criterio con cui si è occupata di scuola in questi anni: tagliare e far cassa.

L’aumento dei bocciati, quindi, viene visto come la vittoria del merito, quando, nella realtà, non è altro che il fallimento della scuola pubblica, causato anche dall’inadeguatezza delle scuole nell’aiutare gli studenti che rimangono indietro, vista la quasi totale eliminazione dei corsi di recupero, se non in rari casi in cui vengono messi a pagamento, e l’aumento vertiginoso di studenti per classe.

La diminuzione delle ore, anche questa fatta con l’unico criterio del risparmio, viene giustificata con una particolare teoria sull’attenzione che ad un certo punto cala, solo che se le lezioni non fossero soltanto frontali, se gli insegnanti avessero la possibilità di utilizzare laboratori e tecnologie, sicuramente la situazione cambierebbe, ma tutto questo costa, tagliare le ore no.

Anche gli esami di stato non vengono risparmiati dall'opera propagandistica della Gelmini. Il ministro invece di organizzare una riforma strutturale della prova condivisa con le parti sociali, parla di tracce gradite agli studenti per la loro attualità, dimenticandosi delle proposte degli studenti per modernizzare la prova.

La dispersione scolastica, ora è causata dalla scuola media, che non prepara abbastanza gli studenti per affrontare le scuole superiori, e non dal fatto che gli studenti sono portati a dover decidere del proprio futuro a 13 anni, entrando in dei percorsi formativi che, a causa anche dell’ultima riforma Gelmini, sono sempre più rigidi e non danno la possibilità, nel caso in cui si cambia idea, di cambiare scuola.

Ma la parte più esilarante è sicuramente l’elogio alla scuola pubblica, che deve essere di tutti indipendentemente dal reddito, grazie ad un investimento sul diritto allo studio. Belle parole, ma che stonano veramente troppo con la politica che lei stessa sta portando avanti: la scuola che dal prossimo anno avremo davanti sarà una scuola elitaria e classista, che di pubblico avrà soltanto il nome.

L’aumento vertiginoso dei costi a carico di studenti e famiglie, causato dalla mancanza totale di fondi da parte del ministero e dall’ultima sforbiciata alle regioni che dovrebbero garantire il nostro diritto allo studio, ha creato una scuola pubblica solo di facciata, che in realtà è accessibile solo a chi se lo può permettere.



permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 1/7/2010 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
IL GOVERNO INVESTE L'ISTRUZIONE. NON FACCIAMOCI SCHIACCHIARE!
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2010
La manovra varata dal Governo continua ad andare nella direzione tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro del paese.
Dopo anni di menzogne finalmente il Governo ha ammesso che la crisi esiste, non è virtuale, non è psicologica, ma è reale tanto quanto la difficoltà che il nostro Paese sta affrontando per superarla.
La situazione di emergenza, per il Governo, non è altro che l’ennesima scusa per far pagare la crisi solo ai più deboli, ai lavoratori, ai precari, ai giovani e agli studenti.
Questo governo infatti in due anni ha stravolto la scuola, l’università, la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza, ha “investito” e distrutto il futuro dei giovani e del Paese senza pensare minimamente al danno che comporta questa enorme miopia.
La strategia del Governo nell’affrontare la crisi economica è stata, e continua ad essere, quella dei tagli alla spesa pubblica, tagli a settori cruciali come l’istruzione, la ricerca, il welfare.
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di istruzione pubblico.
L’incertezza del futuro del Paese e dei giovani è ormai costantemente confermata dai dati sulla condizione occupazionale giovanile. Il rapporto ISTAT di poche settimane fa, infatti, denuncia impietosamente il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 25,4%, più del triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media europea (19,8%). Insomma ci confermano quello che ripetiamo da anni: questo non è un paese per giovani.
Con la manovra il Governo prevede di recuperare 24 miliardi per la maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che porteranno alla riduzione sempre maggiore dei servizi pubblici per i cittadini, e alla scomparsa degli investimenti sul diritto allo studio.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna, invece, investire veramente sulla scuola, sull’università e la ricerca, stanziando e non tagliando risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo del nostro Paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli strumenti necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi. Crediamo che bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i livelli attraverso il potenziamento dei servizi per il diritto allo studio e la libertà di accesso alla formazione.
Il 12 Giugno la Rete degli Studenti Medi e L’Unione degli Universitari scendono in piazza accanto ai lavoratori del mondo della conoscenza e di tutto il comparto pubblico perché non siamo disposti a continuare a pagare i costi di una crisi di cui non abbiamo colpe, perché dalla L. 133 ad oggi sono i più deboli che vengono sacrificati per il futuro del Paese, perché non accettiamo il sacrificio del futuro dell’Italia per non disturbare chi in questi decenni ha accumulato ricchezza, pretendiamo un investimento sul nostro futuro e lo pretendiamo adesso.

Scuola
Lo smantellamento del sistema sociale e delle libertà di pensiero parte prima di tutto dai provvedimenti sulla scuola pubblica, che con i tagli della 133 prima e con il riordino della secondaria poi, è stata definitivamente portata sul lastrico.
A settembre le scuole verranno riaperte per miracolo, visto che i presidi non hanno più i soldi neanche per l’ordinaria amministrazione, e sono costretti a chiedere sforzi economici disumani a studenti e famiglie per riuscire a non eliminare le attività di base: laboratori, corsi di recupero, attività extracurriculari ecc…
Il riordino della secondaria è stato presentato però come la riforma epocale che avrebbe cambiato totalmente l’assetto della scuola italiana, quella riforma che il sistema scolastico aspettava da anni. In realtà di innovativo non c’è proprio niente, si torna indietro di decenni, e le scuole sono nel caos più totale, con una riforma che ha come unico scopo quello di nascondere i tagli della finanziaria.
La scuola che ci si presenta davanti è una scuola depauperata della sua funzione di base, in cui diminuiscono le ore e le materie e in cui la qualità è sempre più bassa.
Con l’abbassamento ulteriore dell’età dell’obbligo scolastico a 14 anni e l’introduzione della possibilità di assolvere quest’ultimo nell’apprendistato il quadro si completa: ci si prospetta un futuro fatto di precarietà e lavoro nero, con come unica alternativa quella di emigrare fuori dall’Italia.
Noi siamo convinti che non sia questo il modo giusto di affrontare una crisi globale come quella che sta attraversando il nostro paese, siamo convinti che distruggere la scuola pubblica non sia la risposta giusta, vanificare il lavoro che in questi anni studenti insegnanti e genitori che amano la scuola hanno messo in campo, per il solo fine del risparmio a breve termine non sia accettabile.
Per questo chiediamo:
- il ritiro dei tagli della 133/08: 8 miliardi di euro in tre anni
- l’investimento di risorse nella scuola pubblica, e non in quella privata come l’attuale governo sta facendo,valutando e partendo dalle buone pratiche che in questi anni sono state messe in campo
- il blocco immediato dei licenziamenti, in particolar modo quelli degli insegnanti di sostegno che con quest’ultima manovra vengono azzerati
- l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni
- l’eliminazione della possibilità di assolvere l’obbligo scolastico nell’apprendistato
- implementare e non tagliare, i soldi alle regioni che devono garantire il diritto allo studio di tutti gli studenti, al di là della regione di appartenenza
- l’eliminazione del tetto del 30% per gli studenti migranti
- che si metta in campo una vera riforma della scuola, che scaturisca dal confronto e dall’esperienza di chi la scuola la vive ogni giorno, studenti genitori e insegnanti in primis

Università
Affrontare la crisi economica per questo governo significa, ancora una volta, farla pagare agli studenti e ai lavoratori.
Questo governo infatti in 2 anni ha investito la scuola, l’università e la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza nel senso che ci è passato sopra per distruggerla!
La strategia del governo nell’affrontare la crisi economica è stata, e continua ad essere, quella dei tagli alla spesa pubblica, tagli a settori cruciali come l’istruzione, la ricerca, il welfare.
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di istruzione pubblico.
Il disegno di legge 1905 di riforma dell’università, attualmente in esame in parlamento, non fa altro che adattare le università ai tagli cercando di trasformarle in aziende dove gli studenti sono considerati come clienti, i consigli di amministrazione vengono aperti ai privati e il diritto allo studio snaturato attraverso la retorica del merito.
La manovra varata dal governo continua ad andare nella direzione tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro del paese.
Un paese in cui il futuro è sempre più incerto, soprattutto per giovani: i dati diffusi dal rapporto ISTAT di poche settimane fa denunciano impietosamente il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 25,4%, più del triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media europea (19,8%).
Con la manovra, il governo prevede di recuperare 24 miliardi per la maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che porteranno ad un ulteriore riduzione dei servizi pubblici per i cittadini.
Tutto il comparto dell’istruzione pubblica e della ricerca è per l’ennesima volta sotto attacco. I blocchi del turn over nelle università e il limite di spesa per l’assunzione di personale precario porteranno al licenziamento di più di 26.500 precari e la paralisi dei nostri atenei.
Decine di enti di ricerca pubblici che da anni garantiscono la libertà della ricerca e portano avanti importanti indagini sociali e ricerche scientifiche vengono soppressi o accorpati ai ministeri.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna invece investire veramente sull’università e la ricerca, stanziando e non tagliando risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo del nostro paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli strumenti necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi. Crediamo che bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i livelli agli strati più ampi della popolazione attraverso il potenziamento del diritto allo studio e la libertà di accesso alla formazione.
Questo governo invece continua a tagliare su tutto il comparto della conoscenza e a sfornare provvedimenti come quello sulle intercettazioni che cercano di limitare la libertà di informazione e la circolazione delle idee.
Il 12 Giugno scendiamo in piazza accanto ai lavoratori dell’università e di tutto il comparto pubblica per dire che non siamo disposti a continuare a pagare una crisi che non abbiamo provocato e per chiedere un’investimento sul nostro futuro.
Chiediamo il ritiro dei tagli della L. 133 che stanno portando i nostri atenei alla chiusura, il ritiro del DDL di riforma dell’università che trasforma le università in aziende, snatura il diritto allo studio e precarizza ulteriormente la figura dei ricercatori universitari, chiediamo che vengano erogati immediatamente i 135 milioni per le borse di studio e i 65 milioni per l’edilizia universitaria stanziati dal D.L. 1/2009 per l’A.A. 2009/2010 e mai arrivati agli enti per il diritto allo studio.




permalink | inviato da Retedeglistudentimedifo il 11/6/2010 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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