IL GOVERNO INVESTE L'ISTRUZIONE. NON FACCIAMOCI SCHIACCHIARE!
La manovra varata dal Governo continua ad andare nella direzione
tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro
del paese.
Dopo anni di menzogne finalmente il Governo ha ammesso che la crisi
esiste, non è virtuale, non è psicologica, ma è reale tanto quanto la
difficoltà che il nostro Paese sta affrontando per superarla.
La situazione di emergenza, per il Governo, non è altro che l’ennesima
scusa per far pagare la crisi solo ai più deboli, ai lavoratori, ai
precari, ai giovani e agli studenti.
Questo governo infatti in due anni ha stravolto la scuola, l’università,
la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza, ha
“investito” e distrutto il futuro dei giovani e del Paese senza pensare
minimamente al danno che comporta questa enorme miopia.
La strategia del Governo nell’affrontare la crisi economica è stata, e
continua ad essere, quella dei tagli alla spesa pubblica, tagli a
settori cruciali come l’istruzione, la ricerca, il welfare.
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e
dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di
istruzione pubblico.
L’incertezza del futuro del Paese e dei giovani è ormai costantemente
confermata dai dati sulla condizione occupazionale giovanile. Il
rapporto ISTAT di poche settimane fa, infatti, denuncia impietosamente
il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 25,4%, più del
triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media europea (19,8%).
Insomma ci confermano quello che ripetiamo da anni: questo non è un
paese per giovani.
Con la manovra il Governo prevede di recuperare 24 miliardi per la
maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che
porteranno alla riduzione sempre maggiore dei servizi pubblici per i
cittadini, e alla scomparsa degli investimenti sul diritto allo studio.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la
stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di
sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna, invece, investire
veramente sulla scuola, sull’università e la ricerca, stanziando e non
tagliando risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo
del nostro Paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli
strumenti necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi.
Crediamo che bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i
livelli attraverso il potenziamento dei servizi per il diritto allo
studio e la libertà di accesso alla formazione.
Il 12 Giugno la Rete degli Studenti Medi e L’Unione degli Universitari
scendono in piazza accanto ai lavoratori del mondo della conoscenza e di
tutto il comparto pubblico perché non siamo disposti a continuare a
pagare i costi di una crisi di cui non abbiamo colpe, perché dalla L.
133 ad oggi sono i più deboli che vengono sacrificati per il futuro del
Paese, perché non accettiamo il sacrificio del futuro dell’Italia per
non disturbare chi in questi decenni ha accumulato ricchezza,
pretendiamo un investimento sul nostro futuro e lo pretendiamo adesso.
Scuola
Lo smantellamento del sistema sociale e delle libertà di pensiero parte
prima di tutto dai provvedimenti sulla scuola pubblica, che con i tagli
della 133 prima e con il riordino della secondaria poi, è stata
definitivamente portata sul lastrico.
A settembre le scuole verranno riaperte per miracolo, visto che i
presidi non hanno più i soldi neanche per l’ordinaria amministrazione, e
sono costretti a chiedere sforzi economici disumani a studenti e
famiglie per riuscire a non eliminare le attività di base: laboratori,
corsi di recupero, attività extracurriculari ecc…
Il riordino della secondaria è stato presentato però come la riforma
epocale che avrebbe cambiato totalmente l’assetto della scuola italiana,
quella riforma che il sistema scolastico aspettava da anni. In realtà
di innovativo non c’è proprio niente, si torna indietro di decenni, e le
scuole sono nel caos più totale, con una riforma che ha come unico
scopo quello di nascondere i tagli della finanziaria.
La scuola che ci si presenta davanti è una scuola depauperata della sua
funzione di base, in cui diminuiscono le ore e le materie e in cui la
qualità è sempre più bassa.
Con l’abbassamento ulteriore dell’età dell’obbligo scolastico a 14 anni e
l’introduzione della possibilità di assolvere quest’ultimo
nell’apprendistato il quadro si completa: ci si prospetta un futuro
fatto di precarietà e lavoro nero, con come unica alternativa quella di
emigrare fuori dall’Italia.
Noi siamo convinti che non sia questo il modo giusto di affrontare una
crisi globale come quella che sta attraversando il nostro paese, siamo
convinti che distruggere la scuola pubblica non sia la risposta giusta,
vanificare il lavoro che in questi anni studenti insegnanti e genitori
che amano la scuola hanno messo in campo, per il solo fine del risparmio
a breve termine non sia accettabile.
Per questo chiediamo:
- il ritiro dei tagli della 133/08: 8 miliardi di euro in tre anni
- l’investimento di risorse nella scuola pubblica, e non in quella
privata come l’attuale governo sta facendo,valutando e partendo dalle
buone pratiche che in questi anni sono state messe in campo
- il blocco immediato dei licenziamenti, in particolar modo quelli degli
insegnanti di sostegno che con quest’ultima manovra vengono azzerati
- l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni
- l’eliminazione della possibilità di assolvere l’obbligo scolastico
nell’apprendistato
- implementare e non tagliare, i soldi alle regioni che devono garantire
il diritto allo studio di tutti gli studenti, al di là della regione di
appartenenza
- l’eliminazione del tetto del 30% per gli studenti migranti
- che si metta in campo una vera riforma della scuola, che scaturisca
dal confronto e dall’esperienza di chi la scuola la vive ogni giorno,
studenti genitori e insegnanti in primis
Università
Affrontare la crisi economica per questo governo significa, ancora una
volta, farla pagare agli studenti e ai lavoratori.
Questo governo infatti in 2 anni ha investito la scuola, l’università e
la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza nel senso che
ci è passato sopra per distruggerla!
La strategia del governo nell’affrontare la crisi economica è stata, e
continua ad essere, quella dei tagli alla spesa pubblica, tagli a
settori cruciali come l’istruzione, la ricerca, il welfare.
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e
dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di
istruzione pubblico.
Il disegno di legge 1905 di riforma dell’università, attualmente in
esame in parlamento, non fa altro che adattare le università ai tagli
cercando di trasformarle in aziende dove gli studenti sono considerati
come clienti, i consigli di amministrazione vengono aperti ai privati e
il diritto allo studio snaturato attraverso la retorica del merito.
La manovra varata dal governo continua ad andare nella direzione
tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro
del paese.
Un paese in cui il futuro è sempre più incerto, soprattutto per giovani:
i dati diffusi dal rapporto ISTAT di poche settimane fa denunciano
impietosamente il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al
25,4%, più del triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media
europea (19,8%).
Con la manovra, il governo prevede di recuperare 24 miliardi per la
maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che
porteranno ad un ulteriore riduzione dei servizi pubblici per i
cittadini.
Tutto il comparto dell’istruzione pubblica e della ricerca è per
l’ennesima volta sotto attacco. I blocchi del turn over nelle università
e il limite di spesa per l’assunzione di personale precario porteranno
al licenziamento di più di 26.500 precari e la paralisi dei nostri
atenei.
Decine di enti di ricerca pubblici che da anni garantiscono la libertà
della ricerca e portano avanti importanti indagini sociali e ricerche
scientifiche vengono soppressi o accorpati ai ministeri.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la
stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di
sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna invece investire
veramente sull’università e la ricerca, stanziando e non tagliando
risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo del nostro
paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli strumenti
necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi. Crediamo che
bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i livelli agli
strati più ampi della popolazione attraverso il potenziamento del
diritto allo studio e la libertà di accesso alla formazione.
Questo governo invece continua a tagliare su tutto il comparto della
conoscenza e a sfornare provvedimenti come quello sulle intercettazioni
che cercano di limitare la libertà di informazione e la circolazione
delle idee.
Il 12 Giugno scendiamo in piazza accanto ai lavoratori dell’università e
di tutto il comparto pubblica per dire che non siamo disposti a
continuare a pagare una crisi che non abbiamo provocato e per chiedere
un’investimento sul nostro futuro.
Chiediamo il ritiro dei tagli della L. 133 che stanno portando i nostri
atenei alla chiusura, il ritiro del DDL di riforma dell’università che
trasforma le università in aziende, snatura il diritto allo studio e
precarizza ulteriormente la figura dei ricercatori universitari,
chiediamo che vengano erogati immediatamente i 135 milioni per le borse
di studio e i 65 milioni per l’edilizia universitaria stanziati dal D.L.
1/2009 per l’A.A. 2009/2010 e mai arrivati agli enti per il diritto
allo studio.